Ne parliamo adesso, per non parlarne più. Ne parliamo adesso per fare un punto ad imperitura testimonianza, un po’ come facemmo quando parlammo delle varie situazioni che non ci hanno favorito durante la scorsa stagione, quando lo scudetto fu vinto dal Napoli.
Inter-Juventus di sabato 14 febbraio è terminata per 3-2 per i nerazzurri ma quello che con ogni probabilità verrà ricordato (più del risultato, più del primo gol di Pio Esposito in un big match, più delle emozioni fino al 90’) è l’espulsione per doppio giallo di Kalulu.
In questa sede non ci soffermeremo sul fallo (presunto o no) o sulla simulazione (presunta o no) ma sulle parole di Giorgio Chiellini, oggi Director of Football Strategy della Juventus (che tra il primo e il secondo tempo aveva dato vita a un siparietto non esattamente edificante).
Nel post partita, ai microfoni di DAZN, anziché parlare della partita – ha voluto sottolineare le ragioni dei bianconeri e i torti arbitrali, dichiarando sin da principio: “Non si può parlare di calcio, oggi è successo qualcosa di inaccettabile”.
Il passato di Giorgio Chiellini, per non dimenticare
Classe ’84 nonché calciatore di lunghissimo corso con 9 scudetti vinti, due finali Champions perse e 117 presenze in Nazionale, viene ricordato per svariate ragioni anche non strettamente calcistiche.
Le andremo a ricordare, certi di dimenticarne qualcuna.
Perché quando oggi si parla di “inaccettabile”, è giusto ricordare anche ciò che per anni è stato considerato semplicemente “mestiere”.
Nel 2017, nell’andata dello spareggio mondiale tra Italia e Svezia che sappiamo bene alla fine ahinoi come andò, su un contatto minimo con Marcus Berg, Chiellini cade e si rotola a terra che nemmeno dopo un colpo di pistola (ci fosse stato Samuel dei Subsonica, gli avrebbe chiesto come gli stesse girando). Le immagini fanno il giro del mondo, l’arbitro non abbocca e nessuno viene espulso.

Nel 2018, in Juventus-Inter, su un leggero tocco di Ivan Perisic in area, il difensore si lascia andare in maniera teatrale cercando di guadagnare una punizione. L’episodio diventa virale, rimbalza sui social e finisce anche a Striscia La Notizia nella rubrica di Militello. Fa parte del gioco, si disse allora.
Nel 2019, contro l’Atletico Madrid in Champions League, nel finale convulso si susseguono contatti con Correa e Morata: spallate, rotolate, cadute accentuate. Paolo Condò commentò allora che i guerrieri non hanno bisogno di sceneggiate. Anche lì, nulla di “inaccettabile”.
Poi ci sono gli interventi duri (il calcio è gioco maschio, per carità, basta poi non cambiare idea anche su questo). Al Mondiale 2014 contro la Costa Rica, un calcio in area su Joel Campbell che scatena proteste e discussioni. Nel 2013, in Catania-Juventus, il tackle da dietro su Gonzalo Bergessio è talmente pesante da provocare la frattura di tibia e perone dell’attaccante argentino (Chiellini si scuserà pubblicamente, ma il danno resta).
E ancora, ricordando momenti memorabili: pensiamo alla finale di Euro 2020 e al fallo tattico su Bukayo Saka, trascinato per la maglia a metà campo mentre l’Inghilterra ripartiva in contropiede. Giallo (fortunatamente solo giallo) inevitabile, meme globale, sorriso sornione a fine gara: “L’ho preso bene” (l’hanno presa ben meno bene gli inglesi: se noi ricordiamo quel momento divertiti, non credo facciano lo stesso gli amici anglosassoni).
Ai rigori, quindi, l’urlo “Kiricocho” rivolto ai tiratori inglesi, tra superstizione e pressione psicologica (il termine – insegnatogli da Bentancur e Dybala – veniva usato in Sud America come una sorta di “maledizione” per portare sfortuna all’avversario su punizioni e rigori). Malizia, esperienza, leadership. Mai “inaccettabile”.
Chiellini stesso, nel corso della carriera, ha ammesso di essere “stronzo in campo”, guadagnando una reputazione da difensore spietato, intelligente, capace di usare ogni leva consentita (e talvolta al limite) per portare a casa il risultato. Pochi rossi diretti (una caterva di gialli, quelli sì), tanta malizia.
Quando Chiellini scriveva: “La malizia fa parte del calcio”
D’altra parte, nella sua autobiografia uscita nel 2020, ‘Io Sono Giorgio’ scriveva, in merito al noto morso di Luis Suarez:
“Improvvisamente ho notato che mi avevano morso la spalla. È successo e basta, ma questa è la sua strategia di contatto nella lotta corpo a corpo e, se posso dirlo, è anche la mia. Lui ed io siamo simili e mi piace affrontare attaccanti come lui. L’ho chiamato io dopo un paio di giorni ma non c’era bisogno che si scusasse”.
Per poi concludere questo racconto: “Sono anche io un grande figlio di pu***na in campo e ne sono orgoglioso. La malizia fa parte del calcio, non la chiamo irregolarità. Per superare un rivale devi essere intelligente”.
La morale, oggi, per favore no.
Clicca qui per seguire nerazzurri.news su Google News
