Dal ribaltone contro il Liverpool nel 1965 alle notti contro Bayern, Barcellona e Tottenham: le rimonte europee più iconiche della storia dell’Inter.
Appena giunto a Milano, Antonio Conte decise perentorio che l’Inter non sarebbe stata più Pazza e nemmeno l’inno (pubblicato nel 2003 con le voci dei calciatori dell’epoca) sarebbe risuonato più a San Siro in occasione degli incontri casalinghi dei nerazzurri.
Antonio Conte, evidentemente, non ha un background interista e per quanto lo si possa ringraziare per aver portato un po’ della mentalità vincente nella Milano nerazzurra (giusto un po’, un altro bel po’ l’ha portato Marotta) – non sa che in fondo a quella pazza natura di Pazza Inter ci siamo affezionati.
E ricordiamo con affetto la vittoria al cardiopalma contro la Sampdoria (una vittoria qualsiasi in campionato, ma giunta con una rimonta storica), così come il pazzo percorso europeo della stagione scorsa, giunto dopo Conte (con Conte dubitiamo in Europa si sarebbe atto così bene) e con risultati epici come quelli contro il Bayern Monaco e, soprattutto, quelli contro il Barcellona (il 4-3 in casa rimarrà negli incubi dei catalani, come il 5-0 della finale contro il PSG nei nostri).
E le rimonte? Che goduria le rimonte
Rimonte europee, le migliori nella storia dell’Inter
Di seguito andiamo a vedere alcune delle rimonte più importanti della storia europea dell’Inter, in attesa di scoprire se si aggiungerà (speriamo di sì, ça va sans dire, quella contro il Bodo/Glimt nei playoff della Champions League 2023/24).
1964/65 – Coppa dei Campioni, semifinale contro il Liverpool
Ad Anfield finisce 3-1 per gli inglesi e sembra un verdetto definitivo. A San Siro, però, l’Inter di Herrera cambia spartito: 3-0 con Corso, Peiró e Facchetti. Il totale dice 4-3 per i nerazzurri. È la notte dei Liverpolli (Peiró segnerà fregando la palla al portiere avversario), è la notte in cui nasce definitivamente la dimensione europea dell’Inter.
1990/91 – Coppa UEFA, sedicesimi contro l’Aston Villa
Sconfitta 2-0 in Inghilterra, atmosfera complicata e qualificazione che pare compromessa. Al ritorno, a Milano, l’Inter ribalta tutto con un 3-0 netto. Il 3-2 complessivo elimina una squadra dal pedigree europeo importante e rilancia le ambizioni nerazzurre in quella competizione poi vinta (per la prima di tre volte).
1997/98 – Coppa UEFA, secondo turno contro il Lione
L’andata a San Siro sorprende (ancor più perché è l’Inter del Fenomeno Ronaldo): 1-2 per i francesi. Al ritorno, però, l’Inter risponde con personalità: 3-1 in trasferta, doppietta di Moriero e qualificazione ribaltata sul 4-3 totale. Non sarà l’unico ribaltone di quella competizione, poi vinta allo Stade de France.
1997/98 – Coppa UEFA, ottavi contro lo Strasburgo
Di nuovo una compagine transalpina e di nuovo una partenza ad ostacoli: due a zero per i francesi all’andata. Sembra una serata storta destinata a pesare. A San Siro, invece, arrivano i gol di Ronaldo, Zanetti e Simeone: 3-0, qualificazione ripresa per i capelli e pubblico trascinato dentro una notte epica (con tanto di rigore sbagliato dai nerazzurri sullo 0-0).
2010/11 – Champions League, ottavi contro il Bayern Monaco
Dopo lo 0-1 dell’andata a Milano, in Baviera l’Inter (campione d’Europa in carica, che contro i tedeschi avevano vinto la finale dell’anno precedente) va sotto, rischia di crollare, poi reagisce. Eto’o, Sneijder e Pandev firmano il 3-2 che vale il 3-3 complessivo e il passaggio del turno grazie ai gol in trasferta. È una rimonta figlia dell’orgoglio più che dell’estetica (di cui si ricorderanno anche momenti rocamboleschi come il salvataggio sulla linea con l’aiuto del palo di Ranocchia).
2012/13 – Europa League, ottavi contro il Tottenham
L’ultima rimonta ha un sapore agrodolce. A Londra finisce 3-0 per gli Spurs e l’eliminazione sembra scritta. A San Siro, con Stramaccioni in panchina, l’Inter gioca una partita importantissima in una stagione non indimenticabile: Cassano (doppietta) e Palacio ristabiliscono l’equilibrio nei novanta minuti. Nei supplementari segnano Adebayor e Alvarez, il 4-1 finale non basta per via del gol in trasferta, ma resta una impresa (a metà) emotivamente davvero intensa.
Perché alla fine è questo il punto: l’Inter può perdere male, può complicarsi la vita, può sembrare spacciata. Ma quando annusa l’impossibile, spesso lo trasforma in racconto. Ed è lì che la “pazzia” smette di essere un difetto e diventa identità (e a tratti goduria).
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