Quella del dodicesimo è una categoria che meriterebbe un libro (anzi, me lo appunto tra i temi di cui non scriverò mai). Un dodicesimo che ha ricoperto a lungo il ruolo in nerazzurro, venendo da anni da portiere titolare tra Serie A e Serie B, è Alberto Fontana.
Una cosa che colpisce, di Fontana, è che ha avuto un quasi coevo, quasi omonimo (Alberto Maria) ed anch’egli portiere (cui sì è stato dedicato un libro sul ruolo di dodicesimo, scritto dal compianto Marco Mathieu).
Entrambi hanno vestito fra le altre la maglia del Palermo ed entrambi sono stati soprannominati Jimmy – in onore del famoso cantante che ci ha insegnato che il mondo non si è fermato mai un momento e che la notte insegue sempre il giorno ed il giorno verrà – ma solo l’Alberto da Cesena ha vestito la maglia dell’Inter.
E lo ha fatto per quattro stagioni, tra la 2001/02 del 5 maggio e la 2004/05, scendendo in campo in 25 occasioni e subendo 23 reti. Numeri da portiere affidabilissimo, come d’altra parte ha mostrato lungo tutta la sua carriera.
L’unica stagione non buona, a livello di numeri, fu la 1995/96: da portiere titolare del Bari subì 63 reti in 32 gare e quella fu una stagione particolare per i Galletti, ché retrocedettero nonostante in campo avessero il capocannoniere di quel campionato, Igor Protti (24 reti come Giuseppe Signori).
Una carriera lunga vent’anni tra promozioni e grandi piazze
Ma andiamo a vedere la carriera del nostro Jimmy (come lo chiamava anche Scarpini) per esteso, ché è ben articolata e si snoda fra tre decenni (ha iniziato da giovanissimo in C a fine ’80 per poi ritirarsi ultraquarantenne alla fine degli anni zero).
La carriera di Fontana inizia nel vivaio del Cesena. Dopo il prestito alla Vis Pesaro e l’esperienza alla SPAL, torna in Romagna e conquista l’esordio in Serie A nel settembre del 1990.
Quando il Cesena retrocede, resta comunque uno dei punti fermi della squadra in Serie B. Sono stagioni che gli permettono di accumulare esperienza e continuità prima del trasferimento al Bari.
In Puglia rimane quattro anni e partecipa a due promozioni nella massima serie. È il periodo in cui costruisce definitivamente la propria reputazione di portiere affidabile, capace di garantire rendimento costante senza grandi clamori (sebbene lo scrivente ricordi alcuni suoi interventi spettacolari).
Dopo Bari arriva l’Atalanta, dove resta tre stagioni centrando un’altra promozione in Serie A nel 2000. Successivamente passa al Napoli, disputando quattordici partite e togliendosi anche la soddisfazione di parare un rigore a un certo Zinedine Zidane durante una sfida contro la Juventus (non è da tutti parare un penalty a un pallone d’oro).
Nell’estate del 2001 arriva la chiamata della Beneamata, per una scelta che Fontana racconterà poi di aver accettato per curiosità e ambizione (è infatti l’unico club di altissimo livello di cui vestirà la maglia).
In nerazzurro trova davanti a sé Francesco Toldo, uno dei migliori portieri italiani dell’epoca. Il suo ruolo è quello di secondo, ma non di comparsa e quando viene chiamato in causa risponde sempre presente.
In quattro stagioni – come detto – colleziona 25 presenze tra campionato, Champions League, Coppa UEFA e Coppa Italia.
Uno dei momenti più ricordati resta il derby contro il Milan terminato 0-0, quando mantiene inviolata la porta nerazzurra anche grazie ad una serie di uscite magistrali.
Dal Chievo al Palermo, fino all’ultima partita a 41 anni
Lasciata l’Inter nell’estate del 2005, Fontana approda al Chievo Verona per raccogliere l’eredità di un altro “grande vecchio” della porta, Luca Marchegiani. Disputa una stagione da titolare e contribuisce a uno dei risultati più importanti della storia del club veronese: il Chievo conquista infatti una qualificazione europea che, dopo gli sviluppi di Calciopoli, si trasforma addirittura in accesso alla Champions League.
Nel 2006 arriva il trasferimento al Palermo. In Sicilia vive un’altra fase importante della propria carriera. Parte inizialmente alle spalle di Federico Agliardi, ma conquista presto il posto da titolare e lo mantiene per gran parte della stagione.
Tra gli episodi più ricordati di quel periodo c’è il rigore parato a Kaká (un altro pallone d’oro, toh) in uno 0-0 contro il Milan.
La stagione successiva è ancora il numero uno rosanero, mentre nell’annata 2008/09 l’arrivo di Marco Amelia cambia gli equilibri. Nascono tensioni che porteranno progressivamente all’uscita di scena del portiere romagnolo.
L’ultima partita della sua carriera arriva il 15 novembre 2008. Di fronte c’è proprio l’Inter. Fontana ha 41 anni e 297 giorni.
Chiude il proprio percorso professionale con 240 presenze in Serie A e 216 in Serie B, numeri che raccontano una longevità eccezionale e una capacità rara di restare competitivo per oltre due decenni.
Che cosa fa oggi Alberto Fontana
A distanza di anni dal ritiro, Alberto Fontana ha scelto una strada diversa da quella intrapresa da molti ex calciatori – che di norma rimangono nel mondo del calcio.
In una recente intervista rilasciata a Fanpage.it ha raccontato di essere tornato definitivamente in Romagna, nella sua Cervia, dopo tanti anni trascorsi lontano da casa.
“Sono tornato a vivere in Romagna, a casa mia”, ha spiegato. “Mia sorella ha un hotel, mia moglie ha un hotel a Cesena e io mi occupo un po’ della parte burocratica e amministrativa. Diciamo che oggi sono abbastanza fuori dal mondo del calcio”.
Fontana continua a seguire il calcio, ma da appassionato. Da lontano, senza ricoprire ruoli operativi. Ha preferito tornare vicino alla famiglia e ai luoghi che hanno accompagnato tutta la sua vita.
Nel corso dell’intervista è emerso più volte il forte legame con il mare. Non è un dettaglio secondario. Il portiere romagnolo ha ricordato di essere cresciuto praticamente sulla spiaggia, figlio di un bagnino, trascorrendo le estati tra sabbia, stabilimenti balneari e partite improvvisate.
Quel contesto, racconta, gli ha insegnato a mantenere sempre i piedi per terra. Anche negli anni della Serie A e delle grandi piazze, una volta tornato a casa non era il calciatore famoso. Era semplicemente il figlio del bagnino.
E mentre si gode la sua vita vicino al mare e vicino ai luoghi in cui è cresciuto, noi vogliamo ricordarlo come uno dei secondi portieri più affidabili che abbiamo avuto nella seconda metà della storia della Beneamata.
(Lui stesso, in tal senso, ricorda: “All’Inter mi fecero sempre sentire importante. Quando giocavo io nessuno andava nel panico. Questa è una soddisfazione enorme per un secondo portiere”)
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