Che fine ha fatto Alessandro Bianchi? Tra Cesena, Inter e quel terribile infortunio che cambiò la sua carriera

DiNerazzurri.News

Giu 20, 2026

“Eccezionale dinamismo, gran senso tattico: uno così, merita sempre di giocare”.

E se a dirlo era uno come Arrigo Sacchi, che del tatticismo prima di tutti fece la sua arma principale, non si poteva che crederci.

Per sottolinearne poi l’utilità e la capacità di essere utilizzato da tecnici con filosofie decisamente diverse, il Guerin Sportivo lo ha descritto – in un articolo a lui dedicato di qualche tempo fa – come “l’esterno che metteva d’accordo Trapattoni e Sacchi”.

Lui è Alessandro Bianchi, centrocampista nato nel 1966 a Cervia (che dalla Fuisgnano di Sacchi dista una cinquantina di km) che con la maglia dell’Inter ha disputato 178 gare e che probabilmente avrebbe potuto fare ancor di meglio non fosse stato per gli infortuni. Ma sugli infortuni (su un infortunio in modo particolare, gravissimo) ci torneremo.

Acquistato dal Cesena nel 1988 (su di lui c’erano anche Napoli e Juventus) Bianchi divide la sua carriera fra i bianconeri romagnoli e i nerazzurri di Milano, vincendo con la casacca della Benamata lo scudetto dei record (con Trapattoni che lo aveva designato come ala titolare) ma anche la Supercoppa italiana seguente e due Coppa UEFA, con un gol particolarmente importante nel ritorno dei sedicesimi di finale dell’edizione 1990/91 contro l’Aston Villa (in una gara in cui fu, a dire di Bruno Pizzul, il migliore in campo).

Grazie alle sue prestazioni, Bianchi entra nel giro della Nazionale sacchiana, assieme a Nicola Berti. Ma se Nicola Berti riuscirà ad andare ad USA 94, il destino si accanisce con Bianchi, vittima di un gravissimo infortunio nella stagione 92/93, quando l’Inter di Bagnoli segue a ruota il Milan di Capello e degli olandesi ma non riesce a tenere il ritmo di una squadra troppo forte.

Come raccontato in un’intervista a Inter Channel:

“Bellissimo girone di andata, ma il Milan andava a mille, purtroppo alla prima giornata di ritorno con l’Udinese mi sono infortunato e quell’infortunio mi ha rovinato la carriera, non era mai successo prima un infortunio del genere. Mi strappai cinque muscoli contemporaneamente e quindi un danno incredibile. Quell’anno non ho proprio giocato, poi dovevo recuperare velocità, tonicità, non sono più arrivato ai livelli di prima. Dovevo ragionare ancora di più in campo, pensare maggiormente a livello difensivo. Dovevo calcolare queste cose qui. Questo mi ha limitato tantissimo, ero nel giro della Nazionale e un paio di settimane prima dell’infortunio avevo giocato un’amichevole on il Messico, Sacchi mi tenne in considerazione fino all’ultimo per i Mondiali del’ 94, mi convocava anche per degli stage per guardarmi da vicino, anche nelle interviste diceva che mi avrebbe aspettato, ma non sono tornato più quello di prima”.

Doveroso ricordare come il legame tra Bianchi e Sacchi venisse da prima – dalle giovanili a Cesena – come raccontato dallo stesso Bianchi:

“In quel periodo ero con gli Allievi, la Primavera si era già qualificata alle fasi finali, Sacchi chiamò qualche giocatore dagli Allievi, tra cui anche io. Mi fece esordire con il Bologna, l’ultima partita del girone di ritorno, prima che iniziassero le fasi finali. Era già meticoloso Sacchi,  faceva vedere i movimenti ai giocatori, era come un’interrogazione. Era veramente meticoloso, mi trovai in difficoltà, non conoscendo inizialmente i movimenti. Guardava anche noi che eravamo appena arrivati. È sempre stato un allenatore che non ha lasciato nulla al caso”.

Il caso, invece, si accanì su Bianchi, la cui carriera non fu brillante come prima dopo il grave infortunio succitato.

Ma veniamo a noi: cosa fa oggi Bianchi?

Nessuna presenza social per lui (lo abbiamo cercato, anche per magari chiedergli noi stessi qualcosa sulla sua vita oggi – ché non è chiaro a cosa si dedichi) ma lo abbiamo per l’appunto rivisto (ormai qualche anno fa – era il 2017) nell’intervista ad Inter Channel di cui abbiamo riportato alcuni stralci e in cui ha parlato anche del suo impegno come calciatore di Inter Forever (sebbene non sia stato convocato per il Corazon Classic di questo giugno contro il Real Madrid):

“Quando Toldo ci convoca giochiamo volentieri, è bello ritrovare gli ex compagni, giocare in atmosfere e stadi molto belli”.


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