Inter a caccia della decima Coppa Italia: ma esiste davvero la stella d’argento? Origine dell’idea, caso Juventus 2015 e cosa dice il regolamento.
Il prossimo 13 maggio, alle 21, l’Inter affronterà la Lazio nella finale di Coppa Italia, di scena allo Stadio Olimpico (scelto come sede della finale a prescindere dalla provenienza geografica delle squadre e teatro dell’atto conclusivo in moltissime edizioni, anche in passato).
Per i nerazzurri si tratterà della sedicesima finale della coppa nazionale: ad oggi sono nove le edizioni vinte e sei le finali perse (tra cui una – quella del 2000 – proprio contro la Lazio).
L’ultima finale disputata è quella del 2023, vinta dalla squadra allora allenata da Simone Inzaghi contro la Fiorentina allora allenata da Vincenzo Italiano.
Questa volta sarà Chivu contro Sarri e la compagine nerazzurra potrebbe ottenere il decimo titolo, che le consentirebbe di balzare al secondo posto in solitaria nella classifica delle squadre con più vittorie all’attivo (dietro alla Juventus, a quota 15).
Con la possibilità del decimo “portaombrelli” in bacheca (così la Coppa viene chiamata dai detrattori, che in realtà soffrono del fatto che a vincere non sono loro – e funziona così a giro per tutte le squadre d’Italia che non riescono a portarsi a casa il trofeo) si torna a parlare della stella d’argento, l’ipotetico riconoscimento da piazzare sulla maglia alla stregua della stella d’oro per i dieci scudetti.
Coppa Italia e stella d’argento: come stanno le cose
Partiamo dal fatto che, dobbiamo dirlo per onestà intellettuale, la Juventus sarebbe titolata per cucirsi addosso questa stella dal 2015 (hanno della vittoria della decima Coppa Italia) ma non lo ha fatto, nonostante la nota ossessione del club bianconero per le stelle (quante polemiche sterili per la nostra seconda stella e per la loro terza…).
Ma adesso facciamo noi un passo indietro e andiamo a vedere da dove nasce l’idea: l’origine è piuttosto lineare e affonda le sue radici nella tradizione calcistica italiana. Nel 1958 la Juventus fu la prima squadra a introdurre la stella d’oro sulla maglia per celebrare il decimo scudetto, sulla base di un riconoscimento del CONI. Da quel momento, quella scelta è diventata una consuetudine consolidata.
Per analogia, nel tempo ha preso forma un’idea semplice: se dieci campionati valgono una stella d’oro, allora dieci Coppe Italia potrebbero valere una stella d’argento.

Si tornò a parlare con forza del tema dopo la finale del 20 maggio 2015, quando la Juventus batté la Lazio 2-1 conquistando la sua decima Coppa Italia. In quei giorni, buona parte della stampa iniziò a parlare apertamente di “stella d’argento”.
Si trattò però più di un’interpretazione simbolica che di un passaggio formale: il traguardo c’era, il parallelismo anche, ma mancava qualsiasi riconoscimento ufficiale.
Perché la stella d’argento non è mai diventata una regola
Il punto centrale è proprio questo: non esiste, né esisteva allora, un regolamento che prevedesse un premio automatico o un segno distintivo per il raggiungimento delle dieci Coppe Italia.
La cosiddetta stella d’argento è rimasta quindi un’idea suggestiva, una possibile “invenzione di costume”, ma non un diritto sancito dalle norme della competizione o della FIGC.
Negli anni successivi, e in realtà anche in precedenza, la questione è (ri)emersa, soprattutto quando la Roma si è avvicinata a vincere – per altro sarebbe stata la prima compagine a farlo – la decima Coppa Italia (i giallorossi sono fermi a 9 titoli dal 2008 e hanno perso due possibilità per ottenere la “decima”)
Il discorso torna oggi con l’Inter e la speranza è che giunga la decima Coppa Italia, a prescindere da un’eventuale ulteriore stella che comunque – come faceva notare Tuttosport – non è esplicitamente vietata dal regolamento.
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