Luis Nazario de Lima, il Fenomeno, Ronaldo – sarà per sempre un rimpianto, nella storia nerazzurra.
È stato il calciatore più forte al mondo, soprattutto nel suo periodo interista, ma proprio in quegli anni sono arrivati due devastanti infortuni che ne hanno minato la carriera (si pensi che tra il 1999 e il 2002 giocò complessivamente 24 gare…).
Ma non siamo qui per parlare di quello che è stato e di quello che poteva essere, quanto dei retroscena di mercato legati al suo addio e al suo approdo sull’altra sponda di Milano (e quello fu il momento in cui scomparve del tutto dal cuore di tanti tifosi nerazzurri).
Ronaldo e il trasferimento a Milano nel gennaio del 2007
Facciamo un salto indietro di quasi un ventennio. Ma non andiamo subito al mercato invernale che, sappiamo, portò Ronaldo a vestirsi di rossonero – ma torniamo all’estate precedente.
Nell’estate 2006 il Milan vive una fase di totale incertezze: Calciopoli ha congelato prospettive e ambizioni – e non si sa se i rossoneri disputeranno la Champions League. Per sostituire Shevchenko, ceduto prima dell’inchiesta che scompaginerà il calcio italiano al Chelsea, Adriano Galliani si orienta sulla meteora Ricardo Oliveira.
Intanto, a Madrid, la situazione del brasiliano si complica: il Real Madrid è guidato da Fabio Capello e nell’autunno 2006 Don Fabio mette fuori rosa tre nomi pesantissimi: Ronaldo, Cassano e Beckham.
Dopo qualche mese, il tecnico friulano ex Milan riceve una chiamata dal suo ex datore di lavoro.
Galliani, anni dopo, racconterà così la vicenda:
“Mi chiamò Berlusconi. Gli dissi che Ronaldo era sovrappeso e non andava bene. Lo sconsigliai, ma il giorno dopo era a Milanello. Ronaldo ‘il Fenomeno’ l’ho mandato via io. Faceva troppe feste e non riusciva a dimagrire. E stiamo parlando del giocatore più forte che io abbia mai allenato.”
E così, nonostante Capello avesse sconsigliato l’affare, Galliani volò – come il condor che era – a Madrid per fare l’affare.
L’idea, decisamente predatoria, era quella di liberare il Real dall’ingaggio pesantissimo del brasiliano e provare a portarlo a Milano a costo zero.
Ma se il Milan chiese la cessione gratuita; il Real – nella persona dell’allora DS Predrag Mijatovic – chiese almeno una cifra simbolica. Alla fine l’accordo arrivò su 8 milioni di euro, dilazionati in quattro anni. Una somma più simbolica (8 fu anche il numero di maglia di Mijatovic) che reale, utile soprattutto a chiudere la questione senza perdere la faccia.
E così il 30 gennaio 2007, Ronaldo tornò ufficialmente a Milano, meritando la damnatio memoriae nerazzurra (ci esultò pure in faccia in un derby – ma pensa tu che ingrato).
Ronaldo e l’addio nell’estate del 2002: Cuper o non Cuper?
Dato che siamo in vena di retroscena di mercato, facciamo un salto indietro di ulteriori 4-5 anni rispetto a quella stagione 2006/07.
Eviteremo di menzionare l’inflazionato 5 maggio con le lacrime ronaldiane (alla fine della fiera il Fenomeno in nerazzurro vincerà – seppur da protagonista assoluto – solo una Coppa UEFA).

Passiamo al mondiale nippocoreano, che vide trionfare il Brasile di Ronaldo, capocannoniere del torneo.
All’indomani della vittoria in finale contro la Germania, decisa da una doppietta di Ronnie, arriva una notizia a squassare l’ambiente nerazzurro: il centravanti brasiliano sarebbe stato in trattative con il Real Madrid, che avrebbe trovato in lui il nuovo galactico da aggiungere a quella squadra che più che una squadra sembrava una raccolta di figurine.
A causare questa voglia di andarsene, il rapporto complicato con il tecnico argentino Cuper – che interpellato in quei giorni di agosto dichiarava:
“Per quanto mi riguarda non c’è nessuna rottura tra me e Ronaldo. Ma siamo in due e allora forse è lui che è in difficoltà con me. Se c’è un problema non dobbiamo fare altro che parlarci. Ronaldo è un giocatore straordinario, per un anno tutto è andato bene, abbiamo convissuto. Sono andati male solo gli ultimi 45 minuti. Ronaldo è un giocatore dell’Inter, ha un contratto con questo club, come me e io non posso dire me ne vado. Sia chiaro, se resta all’Inter per me non c’è proprio alcun problema”.
Alla fine, l’ultimo giorno di mercato, il 31 agosto 2002, Ronaldo lascia Milano per Madrid per 45 milioni di euro.
In molti continueranno a credere a causa del rapporto con Cuper, ma anni dopo – a Sportweek e in altre interviste – Moratti ricostruirà al meglio l’accaduto (con il trasferimento avvenuto solo in parte per questo screzio):
“Con noi Ronaldo ha giocato la sua stagione migliore in assoluto. A lui lo dissi: “Lo sai che cambio allenatore ogni 3-4mesi, fai tanto casino ma magari a breve se ne andrà anche Cuper…”. Lui comunque aveva già deciso di andare a Madrid, anche perché credo che gli avessero offerto un ingaggio altissimo. Mi è dispiaciuto che sia nato tutto da quella questione dell’allenatore che era abbastanza inutile”.
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