Chi sono i giocatori più cattivi della storia del calcio? La classifica di Materazzi (con il suo idolo al primo posto)

DiNerazzurri.News

Feb 2, 2026

Idolo nero blù quasi quanto Hakan Calhanoglù, o se possibile anche più, Marco Materazzi ha avuto sempre la fama di cattivo.

Talmente tanto cattivo da essere stato protagonista di una vicenda extracalcistica di cui magari un giorno parleremo più per esteso: a causa di un cartellino rosso, fu definito “bastardo” da uno dei protagonisti della serie de L’ispettore Coliandro.

In carriera, Materazzi conta complessivamente 14 cartellini rossi, di cui 8 in serie A: nell’arco della lunga carriera il campione del Mondo ha infatti giocato anche nelle serie minori italiane (ha vissuto una lunga gavetta prima di sbarcare a Perugia in serie A) e vanta un’annata in Premier League con la maglia dell’Everton.

Chi meglio di lui (che ha incarnato lo stereotipo del duro in campo e che a volte – come nella foto a corredo – ne è uscito anche impunito) può creare un ranking dei giocatori più cattivi della storia – più o meno recente – del calcio?

E così i colleghi di Goal.com hanno chiesto all’ex 23 nerazzurro di creare una classifica con una serie di altri “cattivi” assortiti. E la classifica che è emersa è la seguente:

Roy Keane al primo posto (d’altra parte Materazzi lo ha definito senza giri di parole un “idolo”).

In seconda fascia Materazzi ha messo se stesso e l’olandese Jaap Stam.

In terza Joey Barton e Paolo Montero (perché i posti in seconda fascia erano finiti).

In quarta i brasiliani Felipe Melo (definito “dilettante”) e Pepe e l’acerrimo nemico (e per un breve periodo anche compagno di squadra) Zlatan Ibrahimovic (di cui ha detto: “È buono lui, è un gattino”).

Addirittura in quinta fascia, poi, Edgar Davids.

Da Roy Keane ad Edgar Davids, il fact checking sui più cattivi

Andiamo quindi a fare un po’ di fact checking e verifichiamo quanto cattivi effettivamente sono stati i calciatori succitati (da notare come siano stati esclusi dal ranking mostri sacri della “cattiveria” come Vinnie Jones).

Chechiamo di usare un criterio il più pulito possibile: quante espulsioni complessive (somma di rossi diretti + “doppio giallo”) e, a parità di contesto, quanti rossi diretti. È una metrica imperfetta (epoche diverse, arbitraggi diversi, campionati diversi), ma almeno è verificabile.

Piccola nota utile anche per mettere ordine: nei dati non conta solo il rosso “secco”. Se uno finisce fuori per doppia ammonizione, sempre espulso è. (E infatti alcuni “cattivi” sono più da accumulo che da gesto isolato)

1) Il recordman “vero” (e non è neppure in prima fascia)

Paolo Montero (che pure Materazzi avrebbe voluto mettere nella sua stessa fascia) è un caso quasi irripetibile: 21 cartellini rossi totali, e soprattutto 16 espulsioni solo in Serie A, record storico del campionato. Qui non siamo più nel campo delle sensazioni: è aritmetica pura.
Se poi si vuole “colorare” il dato: tanti rossi da difensore che giocava sul filo, tra falli da ultimo uomo, interventi in ritardo e reazioni nervose. Non a caso la sua fama si porta dietro soprannomi poco poetici.

2) Il centrocampista da “rischio costante”

Felipe Melo per quantità, sta altissimo: 26 espulsioni complessive (10 per doppio giallo + 16 rossi diretti).
Tradotto: non è il classico che “ogni tanto sbrocca”. È uno che, per stile e temperamento, ha costruito una carriera in cui il cartellino era una variabile concreta (e alcune delle sue entrate sono entrate nella storia – si pensi a quella con la maglia dell’Inter contro la Lazio).

3) Il “Pitbull” che Materazzi mette addirittura in quinta

Qui la discrepanza tra percezione e numeri è interessante: Edgar Davids chiude con 22 espulsioni complessive (17 per doppio giallo + 5 rossi diretti). È tantissimo. Solo che la sua cattiveria è spesso “da partita”: tackle duri, ritmi alti, continuità di scontri. Meno “episodio iconico”, più costanza nell’essere redarguito.

4) Il difensore che fa 17 espulsioni… e ha anche un episodio che non si dimentica

Pepe (brasiliano ma naturalizzato portoghese) è a quota 17 espulsioni complessive (8 per doppio giallo + 9 rossi diretti). Dentro questo pacchetto pesa anche la reputazione costruita in certe notti tese (e, sì, l’episodio col Getafe nel 2009 resta uno di quelli che si citano sempre quando si parla di interventi ai limiti del codice penale).

5) Zlatan: più “reazione” che macelleria, ma i numeri non sono leggeri

Lo svedese, al netto della narrazione del “gattino”, sta su 16 espulsioni complessive (6 per doppio giallo + 10 rossi diretti). Qui conta molto il tipo di rosso: spesso legato a gomitate, reazioni, proteste ironiche. Meno cattiveria “da difensore”, più ego e nervo.

6) Keane: meno espulsioni dei “mostri”, ma la qualità (diciamo così) pesa

L’irlandese chiude con 11 espulsioni complessive (4 per doppio giallo + 7 rossi diretti). Non è in cima per volume, però è uno di quei profili in cui l’episodio simbolo (e la fama) amplificano tutto: leadership feroce, entrate che non cercavano il consenso (chi dimentica quella criminale al padre di Haaland è complice).

7) Barton: numeri non enormi, ma un curriculum disciplinare più ricco del palmarès

L’inglese sta a 9 espulsioni complessive (4 per doppio giallo + 5 rossi diretti). Qui è il contorno a fare la differenza: non solo cartellini, ma una storia di conflitti e scelte autodistruttive che gli hanno cucito addosso l’etichetta del duro problematico (con una bacheca discretamente scarna: visse la Manchester dei Citizens ben prima dell’epopea degli arabi e tra tutti i calciatori citati è l’unico che ha vinto pressoché niente).

8) Gattuso: tanta intensità, poche espulsioni rispetto al mito

L’italiano chiude con 8 espulsioni complessive (6 per doppio giallo + 2 rossi diretti). È uno di quei casi in cui la “cattiveria” è soprattutto agonistica: pressing, contatto, faccia cattiva (e qualche episodio al limite – come il testa a testa contro l’allora tecnico del Tottenham Joe Jordan). Eppure, sul tabellino dei rossi, non è affatto un dominatore.

9) Stam: durissimo sì, ma il rosso quasi non esiste

L’olandese registra 3 espulsioni complessive (3 per doppio giallo, addirittura 0 rossi diretti in base ai dati che siamo riusciti a recuperare). Insomma, difensore duro, reputazione da roccia, ma non uno che usciva spesso dal campo in anticipo. Il che, paradossalmente, lo rende “cattivo” in un altro modo: impatto senza perdere la testa (e l’impatto è alto se Materazzi lo ha addirittura messo al secondo posto della sua personale classifica).


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