Inter-Brescia 2-1 e la mitopoiesi: Simoni sulla graticola, il Patriot Recoba, lo sciuscià e il tiro eterno

DiR.D.V.

Ago 31, 2026

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Un tempo – non troppo tempo fa, diciamo più o meno quando c’erano ancora le mezze stagioni – il precampionato aveva tutto un altro valore: le stagioni (non le mezze) terminavano prima, gli eventi estivi non duravano all’infinito e le squadre si preparavano forsennatamente alla stagione ventura (che iniziava tendenzialmente a ridosso di settembre).

Nell’estate del 1997 l’Inter si trovò a giocare ben 13 amichevoli: dalla prima giocata il 17 luglio contro il Sarrecogne (squadra dilettantistica oggi scomparsa) all’ultima del 28 agosto contro la Pro Patria, passando per incontri di prestigio contro United, Juventus, Roma e Real Madrid. Ebbene, quel precampionato fu tutt’altro che esaltante, in termini di risultati: tanti pareggi (due nel Trofeo Birra Moretti), risultati stentati contro le piccole e sconfitte sparse, soprattutto a ridosso dell’esordio in campionato.

Il 22 agosto del 1997 a Roma l’Inter perde contro l’Inter, nonostante la presenza in campo ormai da titolare di Ronaldo, e a Madrid il 25 agosto nel Trofeo Villa de Madrid i nerazzurri perdono 1-0 contro l’Atletico con la rete del futuro nerazzurro Vieri.

Gigi Simoni, arrivato quell’estate per guidare la Beneamata, si trovò così – già prima dell’esordio in campionato – sulla graticola. In quei tempi, con Presidente un giovane Moratti (ha 52 anni), qualunque allenatore si ritrova a rischio esonero dopo pochi risultati non positivi – alla faccia di qualsiasi continuità progettuale e alla faccia degli impegni amichevoli, nello specifico.

C’è anche l’aggravante – per Simoni – che l’Inter ha acquistato il giocatore più forte al Mondo – e nelle ultime amichevoli il brasiliano scende regolarmente in campo: com’è possibile che la squadra non abbia vinto quelle amichevoli con in campo il Fenomeno?

Già prima della gara contro la Roma – lo testimonia il video di seguito – si parla di panchina di Simoni “in pericolo” e il risultato maturato all’Olimpico (con tanto di fischi per i sette cambi fatti di botto nel secondo tempo, scelta che oggi sembra assolutamente normale ma che ai tempi era extraterrestre) rende ancora più traballante la posizione del tecnico ex Napoli.

Arriva così il 31 agosto. È il giorno della prima di campionato. La pazienza è già ai minimi.

L’Inter si trova a giocare a San Siro contro il Brescia neopromosso, già affrontato in amichevole a ferragosto a Cesena (con sconfitta ai calci di rigore).

Il mondo è sconvolto per la morte di Lady Diana, vittima di un tragico incidente stradale all’interno del tunnel del Ponte de l’Alma, a Parigi e i tifosi dell’Inter si ritrovano sconvolti dalla prestazione della propria squadra: protagonista di una partita anonima, si ritrova al 73′ sotto di un gol per la prima marcatura in serie A di Dario Hubner, attaccante di categoria destinato a tardive fortune nella massima serie – autore del gol del vantaggio di sinistro su assist di un giovanissimo Andrea Pirlo.

A quei tempi non vedevo le partite quasi mai – se non le notturne. Si vedeva Quelli che il calcio, a quei tempi. E ho un ricordo febbrile di quel febbrile pomeriggio di fine agosto.

In studio l’incredulità per un Brescia corsaro, i critici dell’Inter con l’acquolina in bocca che nemmeno i cani di Pavlov e i tifosi nerazzurri in down, come troppo spesso da troppi anni.

Una situazione decisamente da Pazza Inter, quando ancora il concetto non era stato coniato.

Ci si attende un segnale dal Fenomeno, che è certificato sia il più forte al mondo (nel video proposto qualche riga più in su c’è Zeman che lo conferma) ma l’Inter latita.

Succede che Simoni, immaginiamo già discretamente in paranoia sul pareggio, aveva buttato in campo al posto di Maurizio Ganz un giovane uruguayano che aveva sì fatto le sue prime apparizioni in precampionato, ma non aveva fatto nulla di che: si chiama Alvaro ed è detto il Chino (il cinese) pur venendo dall’Uruguay e a un certo punto della partita – quando tutto sembra destinato allo sfacelo – si prenderà la scena, in maniera fragorosa.

Recoba e la mitopoiesi: bastano 5′ a San Siro

Recoba ha 21 anni, e si vede dal suo viso.

Non lo attende nessuno e probabilmente nemmeno Simoni si attende tanto.

Sono passati 7 minuti dalla rete di Hubner quando l’uruguayano, servito da Cauet, fa partire da una trentina abbondante di metri una saetta che si infila all’incrocio dei pali.

Da qui nasce la leggenda del tiro eterno – il trasferimento di energia cinetica più perfetto mai registrato nella storia del calcio.

Perché il pallone – se non fosse stato per la rete che lo ferma – non avrebbe mai ceduto alla gravità. Avrebbe semplicemente continuato a salire, cercando il suo perfetto equilibrio

Non avrebbe raggiunto la Luna, né sarebbe mai più tornato sul campo.

Avrebbe continuato a vagare per il mondo e tra mille anni, molto tempo dopo che San Siro si sarà sbriciolato in polvere, il pallone avrebbe continuato a viaggiare, sospeso in perfetto equilibrio.

Da qui, la leggenda del tiro eterno, per sempre alla ricerca di una rete che non troverà mai.

(Se volete sapere dove si trova ora – 29 anni dopo – il sito che ha dato vita a questo romantico concetto di tiro eterno è questo qui)

Ma torniamo al campo, perché non è finita qui.

No che non è finita qui.

A distanza di 5 minuti ulteriori, il Chino – con l’incoscenza dei 20 anni – si incarica di battere una punizione da una distanza equiparabile a quella del tiro eterno. Chissà cosa avrà pensato, Cervone, a vedere quel ragazzino che lo aveva già beffato pochi minuti prima presentarsi alla battuta.

Non lo sappiamo, ma sappiamo che la palla si infilerà all’incrocio dei pali – nuovamente. Nell’altro incrocio, ma sempre all’incrocio.

Pagliuca sarà tra i primi a congratularsi, Moriero gli lustrerà la scarpa, entrando a sua volta nell’iconicità con la celebrazione dello sciuscià.

Il milanista Jannacci, quello della sigla di Quelli Che, non potrà non dedicargli un verso, in una nuova versione della canzone:

Quelli che “Alvaro ‘Chino’ Recoba non è un giocatore di calcio, è un Patriot … è un missile

E così, in un pomeriggio d’agosto qualunque, in una giornata funestata da un lutto, Recoba diventerà un missile da lustrare. Un patriot capace di salvare un allenatore alla prima (e ultima) esperienza in una big. Un pezzo di leggenda.

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