Mazzola, Boninsegna e lo scambio con Anastasi: come andò davvero? Dopo mezzo secolo arriva la pace

DiNerazzurri.News

Ago 22, 2026

L'Inter si segue ogni giorno, non soltanto la domenica.

Se apprezzi il lavoro di Nerazzurri.news, puoi aiutarci a crescere in pochi secondi:

  • scegliendo Nerazzurri.news come fonte preferita su Google;
  • seguendo la nostra rassegna stampa quotidiana su YouTube;
  • seguendoci su Facebook per non perderti news, approfondimenti e curiosità sul mondo nerazzurro.


Estate del 1976 (non un’estate fa come cantava Franco Califano, ma tante estati fa).

L’Inter di Ivanoe Fraizzoli, reduce da un deludente quarto posto in campionato, decide di smuovere le acque con un trasferimento destinato a entrare nella storia (per molti, dalla parte sbagliata della storia), perché organizzato con i rivali di sempre della Juventus (e non è mai un bell’organizzare): parliamo dello scambio tra gli attaccanti simbolo delle rispettive compagini, Anastasi e Boninsegna.

Pietro Anastasi (reduce da una stagione da sole 23 gare giocate) si trasferisce a Milano, mentre Roberto Boninsegna (32 presenze con 12 gol all’attivo l’anno precedente) fa il percorso inverso.

A distanza di 50 anni, Sandro Mazzola, capitano di quell’Inter, ha riportato in auge quel trasferimento.

Alla domanda di un giornalista della Gazzetta dello Sport su qualcuno a cui avrebbe voluto chiedere scusa nella vita – l’eterno Sandrino ha risposto sicuro:

«A Boninsegna: lui scherza dicendo che lo mandai via io. Non è vero, ma nello scambio con Anastasi avrei potuto oppormi e non lo feci, pensando convenisse all’Inter».

Ma come andarono davvero le cose?

Boninsegna (che in seguito a Torino vincerà due scudetti, mentre l’Inter soltanto una Coppa Italia nel 1977/78) ha raccontato a sua volta, interpellato dalla rosea:

«Credo che tutto sia nato da una situazione di campo. Mazzola al tempo fece sapere che intendeva cambiare ruolo, abbassare il raggio d’azione per diventare il regista della squadra. Andai da lui e gli dissi che non mi sembrava una buona idea, che lui era un trequartista di livello mondiale, che valeva i vari Cruijff e Rivera, che continuava a servirci il suo apporto in fase offensiva, che arretrando avrebbe segnato meno. Senza trascurare il fatto che da regista avrebbe dovuto correre e sacrificarsi molto di più».

E da questa osservazione tattica, a causa di qualcuno che ebbe l’idea di riportare il pensiero di Bonimba al numero uno del club, accadde il patatrac:

«Qualcuno riportò le mie osservazioni all’allora presidente Fraizzoli, con cui Mazzola aveva un rapporto privilegiato…».

E da lì, l’incontro con Fraizzoli, che lo mise con le spalle al muro:

«Prima ancora che mi chiamasse, fui io a chiedergli un incontro perché nel frattempo era arrivata la proposta di Boniperti per scambiarmi con Anastasi. Gli dissi che avevo l’Inter nel cuore, che andasse lui a giocare alla Juve. Lui indignato mi rispose che ero un tesserato dell’Inter e che andavo a giocare dove decideva l’Inter. E che l’alternativa sarebbe stato smettere, perché al tempo il vincolo con un club era a vita».

Boninsegna non smise: giocò tre stagioni in bianconero, realizzando 35 gol in 94 gare, mentre Anastasi, dal canto suo, non ebbe risultati altrettanto positivi (13 gol in 66 gare distribuite su due stagioni). Mazzola, invece, appenderà le scarpette al chiodo al termine della stagione 1976/77.

E, sebbene Boninsegna e Mazzola negli anni si siano allontanati, a mezzo secolo da quel trasferimento riescono a mettere una pietra sopra una vicenda che, alla fin dei conti, non aveva fatto il bene dell’Inter.

E Bonimba lo fa con queste parole:

«I contatti negli anni si sono diradati, sull’episodio non sono mai voluto tornare un po’ perché non mi piaceva insistere, un po’ perché non avrebbe cambiato il corso delle cose. Però non nascondo la soddisfazione per il fatto che lui ora abbia riconosciuto che le mie osservazioni del tempo erano fondate. Lo perdono…».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *