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Era il marzo del 2021 quando decidevamo di tributare un articolo ai giocatori inglesi che, nella sua ultracentenaria storia, avevano vestito la maglia dell’Inter: se è vero che gli inglesi hanno inventato il football, è altrettanto vero che per oltre un secolo sono stati ben pochi quelli arrivati in nerazzurro.
Ne scrivevamo per criticare il declino di Ashley Young (59 presenze e 5 gol in una stagione e mezzo con la maglia dell’Inter): parlavamo di «ennesima esperienza non esaltante di un giocatore inglese con la maglia dell’Inter».
Per poi precisare: «Non che abbia fatto male, ma nemmeno benissimo: esattamente come i due precedenti». Tre, aggiungendo Ben Greenhalgh, classe ’92 che però non ha mai esordito in prima squadra.
Cinque anni più tardi è cambiato tutto. Quasi dal nulla, e nel giro di poche settimane, l’Inter ha acquistato John Stones, Djed Spence e Curtis Jones: tanti calciatori inglesi in una sola sessione di mercato quanti ne aveva schierati in oltre centoventi anni di storia.
Il classe ’92 Greenhalgh (la cui parabola meriterebbe un articolo a sé stante e probabilmente un giorno glielo dedicheremo pure) è ormai agli sgoccioli della carriera ed è oggi allenatore-giocatore del Dartford. Di seguito dedicheremo invece una parentesi più ampia agli inglesi che il nerazzurro lo hanno vestito davvero.

I primi tre inglesi nella storia dell’Inter: da Hitchens ad Ashley Young
Il primo inglese ad aver vestito la casacca nerazzurra è Gerald Archibald Hitchens, meglio noto semplicemente come Gerry Hitchens: soprannominato “Pel di carota” per i suoi capelli, disputò con la maglia dell’Inter due stagioni tra il 1961 e il 1963, vincendo frattanto il primo scudetto dell’era Moratti (padre).
Per lui 20 gol in 43 presenze, prima di trasferirsi al Torino (in seguito giocherà anche con le casacche di Atalanta e Cagliari). È il calciatore inglese che ha totalizzato complessivamente più presenze e reti in Serie A, ma nonostante ciò non è esattamente il più noto – anche perché il connubio calciatori inglesi-calcio italiano non è famoso per i grandi risultati.
Sono invece 74 le presenze e 13 le reti di Paul Emerson Carlyle Ince, giunto all’inizio della stagione 1995/96 per 13,5 miliardi di lire dal Manchester United. Moratti voleva Cantona, ma comprò il grintoso centrocampista, dotato tra le altre cose di ottimi tempi di inserimento.
Per lui due stagioni in nerazzurro, con buone prestazioni soprattutto nel momento in cui sulla panchina si sedette il connazionale Roy Hodgson.
Oggi Ince ricorda con grande affetto quell’esperienza:
«All’Inter, però, è stato speciale: è scattata una connessione che non ho mai provato altrove. Ho sentito e sento ancora un amore unico», ha raccontato alla vigilia di una gara contro il Liverpool, altro club nel quale ha vissuto una parentesi importante della propria carriera.
Per rivedere un inglese con la maglia dell’Inter sarebbe stato necessario attendere quasi un quarto di secolo. Ashley Young arrivò dal Manchester United nel gennaio del 2020 per appena un milione e mezzo di euro e rimase a Milano per una stagione e mezzo, mettendo insieme 59 presenze e 5 reti.
Un’esperienza senza particolari picchi, ma conclusa comunque con la vittoria dello scudetto del 2020/21 sotto la guida di Antonio Conte: non esattamente un dettaglio secondario.
Stones, Spence e Jones: in una sola estate gli inglesi nella storia dell’Inter sono raddoppiati
L’attesa tra Young e il successivo inglese è durata appena cinque anni. Nell’estate del 2026 l’Inter ha infatti accolto John Stones, difensore centrale classe ’94 arrivato a parametro zero dopo la lunga e vincente esperienza con il Manchester City.
Un’operazione a basso costo per un giocatore dalla caratura e dall’esperienza internazionale indiscutibili, sebbene accompagnato da qualche interrogativo sulla tenuta fisica. Stones è diventato così il quarto inglese della storia dell’Inter a esordire in prima squadra e il primo difensore centrale inglese a vestire la maglia nerazzurra.
Quello che sembrava un episodio isolato si è trasformato rapidamente in una piccola invasione. Poche settimane dopo è arrivato infatti Djed Spence, acquistato a titolo definitivo dal Tottenham e legato all’Inter da un contratto fino al 2031.
Classe 2000, Spence può giocare su entrambe le fasce e conosceva già il calcio italiano: nel 2024 aveva disputato sedici partite di Serie A con il Genoa, dove era arrivato in prestito nell’ambito dell’operazione che aveva portato Radu Drăgușin al Tottenham. Nel frattempo è cresciuto, ha trovato continuità con gli Spurs ed è entrato anche nel giro della nazionale inglese.
Ma non era ancora finita. Il terzo acquisto inglese della stessa estate è stato Curtis Jones, centrocampista classe 2001 prelevato dal Liverpool per una cifra vicina ai 35 milioni di euro, bonus compresi, e messo sotto contratto fino al giugno del 2031.
Nato a Liverpool e cresciuto nel settore giovanile dei Reds fin dall’età di nove anni, Jones ha lasciato il club della propria città dopo 228 presenze, 22 gol e sei trofei conquistati con la prima squadra. Un centrocampista tecnico, duttile e ancora nel pieno della carriera, arrivato a Milano per trovare quella continuità che in Inghilterra – nonostante le tante apparizioni – non sempre gli era stata garantita.
Gli inglesi dell’Inter passano da tre a sei
In oltre centoventi anni di storia l’Inter aveva dunque schierato soltanto tre calciatori inglesi: Gerry Hitchens, Paul Ince e Ashley Young. Nell’estate del 2026 ne ha acquistati altri tre nel giro di poche settimane, raddoppiando il totale con John Stones, Djed Spence e Curtis Jones.
Tre operazioni anche molto diverse tra loro: l’esperienza internazionale di Stones, la corsa e la versatilità di Spence, la tecnica e i margini di crescita di Jones. L’Inter, insomma, è diventata improvvisamente inglese.
Adesso bisognerà capire se almeno uno dei nuovi arrivati riuscirà a lasciare a Milano un ricordo paragonabile a quello di Hitchens o Ince. O magari a fare ancora meglio: dopo un’attesa lunga più di un secolo, le possibilità sono improvvisamente triplicate.
