Grande Inter, chi è ancora vivo? I superstiti dopo la morte di Sandro Mazzola

DiNerazzurri.News

Set 21, 2026

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Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair; Mazzola, Milani (Peiró, Domenghini), Suárez, Corso. Chi di loro è ancora vivo?

Più che una formazione, un vero e proprio mantra, tanto per i tifosi dell’Inter quanto per tutti gli appassionati di calcio che – anche a distanza di parecchi decenni – hanno imparato a conoscere questa squadra, capace di vincere tutto in Italia, in Europa e nel mondo.

Tra il 1963 e il 1966 la Grande Inter, con pochi ulteriori comprimari che citeremo nel corso dell’articolo, fu capace di laurearsi per tre volte campione d’Italia (1962/63, 1964/65 e 1965/66, quest’ultimo con la conquista della prima stella) e di vincere per due volte consecutive la Coppa dei Campioni (1963/64 e 1964/65) e la Coppa Intercontinentale (1964 e 1965).

Il palmarès sarebbe potuto essere anche migliore, ma nella stagione 1963/64 l’Inter perse lo scudetto contro il Bologna nell’unico spareggio sin qui disputato nella storia della Serie A, regalando ai tifosi nerazzurri i primi accenni di quella che sarebbe poi diventata la Pazza Inter (amala).

Grande Inter, quanti sono ancora vivi tra i protagonisti di quei trionfi?

Dopo la morte di Sandro Mazzola, avvenuta il 19 settembre 2026, della formazione-base riportata in apertura sono ancora vivi soltanto Gianfranco Bedin e Aristide Guarneri. Il conto sale invece a tre se consideriamo anche le alternative indicate tra parentesi: Angelo Domenghini, infatti, ha compiuto 85 anni lo scorso 25 agosto.

Il primo ad aver lasciato l’esistenza terrena fu il livornese Armando Picchi, libero della Grande Inter. Leggenda della città toscana – tanto da avere intitolati una squadra di calcio e lo stadio comunale – se ne andò nel 1971 a soli 35 anni a causa di un tumore alla colonna vertebrale (provocato, secondo il fratello Leo, dottore in farmacia, dalle cure sbagliate successive alla frattura del bacino subita nel 1968, quando militava nel Varese). Al momento della scomparsa era alla guida, da allenatore, della Juventus.

Andiamo quindi per ordine, seguendo la succitata formazione-litania.

L’estremo difensore di quella squadra, Giuliano Sarti, se n’è andato il 5 giugno 2017, all’età di 83 anni. Fu acquistato nel 1963, dopo il primo scudetto del ciclo, dalla Fiorentina per rimpiazzare Lorenzo Buffon (lui, frattanto leggenda del Milan, è ancora vivo e ha compiuto 96 anni).

Tarcisio Burgnich, friulano e polivalente difensore considerato tra i migliori della storia, se n’è andato il 26 maggio 2021 a 82 anni. Durante la carriera fu soprannominato Roccia dal compagno di reparto Picchi, proprio per via della sua prestanza fisica.

La prestanza fisica – nonché l’avanguardistica capacità di andare in rete nonostante il ruolo: per lui 79 gol in carriera da terzino sinistro – era una caratteristica anche di Giacinto Facchetti, capitano di lungo corso della Nazionale italiana e leggenda del club nerazzurro, del quale fu in seguito anche dirigente. Facchetti è stato presidente dell’Inter dal gennaio 2004 al settembre 2006, quando morì a soli 64 anni.

Il mediano Gianfranco Bedin, cresciuto in nerazzurro e protagonista in prima squadra dal 1963, è ancora vivo e ha compiuto 81 anni lo scorso 24 luglio. Dopo il ritiro ha lavorato nell’Inter come allenatore delle giovanili, osservatore e addetto ai rapporti con la prima squadra.

Anche Aristide Guarneri, lo stopper gentiluomo mai espulso in carriera, è vivo e ha compiuto 88 anni lo scorso 7 marzo. Campione d’Europa con la Nazionale nel 1968, è stato nell’entourage dell’Inter dopo una parentesi da allenatore in prima persona e una da vice di Luis Suárez nella stagione 1991/92, quando lo spagnolo – di cui parleremo a breve – fu chiamato a sostituire Corrado Orrico.

Detto di Armando Picchi, il 26 aprile 2025 ci ha lasciati anche Jair da Costa, veloce ala destra soprannominata proprio per questa sua caratteristica Freccia Nera. Jair se n’è andato a 84 anni. Giunto nell’estate del 1962 – con Angelo Moratti capace di vincere un duello di mercato, uno tra i tanti nella storia, con il Milan – vinse tutto con la Grande Inter, aggiungendo un ulteriore scudetto nella stagione 1970/71, con Giovanni Invernizzi subentrato in corsa a Heriberto Herrera.

Dal 19 settembre 2026 non c’è più neppure Sandro Mazzola, figlio della leggenda del Grande Torino Valentino e bandiera assoluta dell’Inter, unico club nel quale militò durante l’intera carriera. Con la maglia nerazzurra collezionò 565 presenze ufficiali e realizzò 160 gol, vincendo quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

Dirigente a più riprese del club dopo il ritiro, Mazzola fu protagonista con la maglia dell’Italia dell’Europeo del 1968 e del Mondiale del 1970, durante il quale divenne celebre la staffetta con la bandiera del Milan Gianni Rivera. È morto a 83 anni, poche settimane prima del suo ottantaquattresimo compleanno. Con lui se ne va un altro pezzo, probabilmente il più riconoscibile, di quella formazione diventata una filastrocca per generazioni di tifosi.

Uno dei centravanti di quella Grande Inter fu Aurelio Milani, protagonista in maglia nerazzurra nelle stagioni 1963/64 e 1964/65. Scomparso il 25 novembre 2014 a 80 anni, può vantare il titolo di capocannoniere sia in Serie A, con la maglia della Fiorentina – club dal quale l’Inter lo acquistò nel 1963 – sia in Serie B, con quella del Monza.

A contendere il posto a Milani fu Joaquín Peiró, madrileno giunto dal Torino nel 1964. Ala divenuta poi punta centrale nel corso della carriera, realizzò alcuni gol importantissimi in Europa con la maglia dell’Inter, tra cui quello indimenticabile contro il Liverpool nella semifinale della Coppa dei Campioni 1964/65: la sua marcatura, arrivata rubando il pallone al portiere dei Reds Tommy Lawrence, aprì la strada al 3-0 che consentì all’undici di Helenio Herrera di ribaltare il 3-1 dell’andata. Peiró se n’è andato il 18 marzo 2020 all’età di 84 anni.

Sempre tra parentesi, assieme a Peiró e come alternativa a Milani, troviamo Angelo Domenghini, bergamasco cresciuto nell’Atalanta e artefice di tante grandi imprese, ripercorse nel video che vi proponiamo di seguito. Arrivato all’Inter nel 1964, Domenghini ha compiuto 85 anni lo scorso 25 agosto ed è oggi l’ultimo attaccante ancora vivo di quella Grande Inter.

Luis Suárez Miramontes, detto Luisito, è scomparso il 9 luglio 2023 all’età di 88 anni. Morto a Milano, il regista gallego rimase legato per tutta la vita all’Inter, dopo aver indossato la maglia nerazzurra 328 volte tra il 1961 e il 1970. Per lui trionfi con tutte le maglie – compreso l’Europeo del 1964 con la Spagna –, un Pallone d’Oro nel 1960 e anche qualche breve e poco fortunata parentesi sulla panchina dell’Inter.

Infine, Mario Corso, detto Mariolino, tra i più fedeli alla causa nerazzurra con 515 gare e 94 marcature tra il 1957 e il 1973. Molte arrivarono su punizione, grazie alla celebre foglia morta entrata nella storia. Anche lui guidò l’Inter da allenatore, subentrando nella stagione 1985/86, in mezzo a due esperienze alla guida della Primavera nerazzurra. Corso è morto il 20 giugno 2020 a 78 anni.

Per quanto riguarda l’allenatore di quella squadra, il “Mago” Helenio Herrera, se n’è andato il 9 novembre 1997, in condizioni economiche non eccelse – come d’altra parte aveva già conosciuto durante l’infanzia trascorsa in Marocco, dove si era trasferito con la famiglia dall’Argentina. Le sue spoglie si trovano nel settore evangelico del cimitero monumentale di San Michele a Venezia, città scelta per il buen retiro assieme alla terza moglie Fiora Gandolfi e nella quale risiedette fino alla morte.

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