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Sono tra gli astri nascenti del calcio italiano e probabilmente il trio di fratelli-calciatori più talentuoso che si sia visto negli ultimi decenni: parliamo dei fratelli Esposito, Salvatore, Sebastiano e Francesco Pio, in stretto ordine anagrafico.
I tre sono accomunati dal DNA, dal talento e anche dall’essere cresciuti in nerazzurro.
Il primo ad aprire le porte di casa Inter agli Esposito è Salvatore, nato a Castellammare di Stabia: classe 2000, muove i primi passi nella scuola calcio Club Napoli (la stessa nella quale ha cominciato a parare un certo Gianluigi Donnarumma) prima che Roberto Clerici decida di portare la famiglia a Brescia.
In realtà, Clerici era andato a seguire proprio Donnarumma durante un’amichevole, ma a colpirlo fu Sebastiano, che aveva appena nove anni. Nel 2011 gli Esposito accettarono quindi la proposta e si trasferirono tutti in Lombardia: una scelta che avrebbe cambiato la carriera dei tre fratelli.
Roberto Clerici non è uno qualunque: è l’uomo che ha costruito la Voluntas, società che per decenni ha rifornito il Brescia di grandi talenti che le Rondinelle avrebbero in seguito fatto esordire tra i professionisti, da Eugenio Corini ad Andrea Pirlo (ma la lista è davvero immensa).
Salvatore non è l’unico figlio maschio di Agostino Esposito, un passato da calciatore nelle serie minori e da viceallenatore alla Juve Stabia: assieme a lui ci sono Sebastiano e Francesco Pio, rispettivamente due e cinque anni più piccoli.
Sarà l’Inter ad acquistare in blocco i tre, facendo un vero e proprio affare.
Salvatore, che fa il centrocampista, viene ceduto alla SPAL quando è ancora nel settore giovanile, mentre gli altri due legano il proprio nome all’Inter in maniera più sostanziale.
Il classe 2002 Sebastiano, sotto la gestione di Antonio Conte nella stagione 2019/20, diventa il più giovane calciatore ad aver segnato a San Siro con la maglia dell’Inter grazie a un rigore “donatogli” da Lukaku. Dopo un lungo girovagare in prestito, frutta quattro milioni alla società che lo ha cresciuto, in attesa dell’eventuale 40% sulla futura rivendita da parte del Cagliari.
E Francesco Pio (ormai noto per lo più semplicemente come Pio)? Beh, riteniamo non ci sia troppo da aggiungere sul nostro attaccante, che è appena un classe 2005.
Perché Salvatore, Sebastiano e Pio Esposito indossano la maglia numero 94?
Ma veniamo a noi: perché i fratelli Esposito indossano tutti lo stesso numero (chissà come farebbero se giocassero nella stessa squadra)? Non è certamente un tributo a USA ’94 e non coincide neppure con l’anno di nascita di uno dei tre, come spesso accade con i numeri di maglia superiori all’undici (ma in questo caso parliamo di tre ragazzi nati dopo il 2000).
Il 94 è un omaggio al luogo nel quale sono cresciuti: il rione Cicerone di Castellammare di Stabia, ribattezzato da chi ci vive “Ciceron 94”. È lì che i tre hanno trascorso l’infanzia ed è lì che hanno cominciato a giocare assieme, su un campetto di cemento incastrato tra i palazzi e situato a pochi minuti dallo stadio Romeo Menti.
La spiegazione è stata data dallo stesso Pio Esposito: «Ho scelto questo numero perché il mio rione di Castellammare di Stabia è denominato Ciceron 94. È stata una dedica al quartiere e al campetto dove siamo cresciuti con i miei fratelli: lì è iniziato tutto».
Una volta diventati professionisti, Salvatore, Sebastiano e Pio non si sono limitati a portare quel numero sulle spalle. Nel novembre del 2024 hanno finanziato la ristrutturazione del vecchio campetto del rione Cicerone, ormai segnato dal tempo: il cemento è stato sostituito dall’erba sintetica e sono arrivate porte, recinzioni e strutture nuove.
Il campo è stato inaugurato l’11 novembre alla presenza dei tre fratelli, tornati a giocare esattamente dove avevano cominciato. Non una nuova struttura costruita in qualche zona periferica e poi dedicata loro, quindi, ma proprio il campetto sotto casa sul quale avevano trascorso interi pomeriggi da bambini.
Da qui la scelta condivisa. Pio ha preso il 94 all’Inter, Sebastiano lo ha portato al Cagliari (in attesa della prossima avventura) e Salvatore lo ha scelto anche alla Sampdoria. Tre carriere ormai separate, tre ruoli differenti e una sola maglia possibile — almeno finché non si ritroveranno tutti nella stessa squadra.
