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È stato uno dei più grandi giocatori del calcio inglese ed europeo in assoluto, leggenda del Liverpool di cui è sempre stato tifoso (è nato a Whiston, nella contea del Merseyside, ed è cresciuto nella vicina Huyton). Può vantare un importante palmarès con i Reds, unica squadra con cui ha militato in Europa prima di terminare la propria carriera negli States. Parliamo di Steven Gerrard.
Con la maglia del Liverpool ha disputato 710 partite e segnato 186 gol, vincendo una Champions League, una Coppa UEFA, due FA Cup, tre Coppe di Lega, una Community Shield e due Supercoppe europee. Gli è mancata la Premier League, sfiorata soprattutto nella stagione 2013-14, ma questo non gli ha impedito di diventare uno dei simboli più riconoscibili della storia del club.
Di tanti calciatori nell’arco degli anni si è parlato anche a più riprese come di possibili colpi nerazzurri poi saltati (penso così, al volo, a due tra i più grandi della storia come Pelé e Platini), ma è ben meno noto il retroscena legato a Gerrard.
Pelé e Platini, i due fuoriclasse che avevano già detto sì all’Inter
Pelé sarebbe potuto diventare nerazzurro subito dopo il Mondiale del 1958. Secondo quanto raccontato da Massimo Moratti, suo padre Angelo aveva raggiunto un accordo con il Santos: il contratto era stato firmato e doveva soltanto essere depositato. Quando la notizia cominciò a circolare in Brasile, però, la reazione dei tifosi fu durissima. Il presidente del Santos, preoccupato anche per la propria incolumità, chiese ad Angelo Moratti di rinunciare all’operazione. Il contratto venne stracciato.
Michel Platini arrivò ancora più vicino all’Inter. Sandro Mazzola e Giancarlo Beltrami andarono a incontrarlo quando giocava nel Nancy e il francese firmò un accordo con il club nerazzurro, del quale conservava ancora una copia molti anni dopo. Le frontiere del calcio italiano erano però chiuse agli stranieri e l’Inter, anche per i dubbi di Ivanoe Fraizzoli sulle condizioni fisiche del giocatore, finì per cambiare obiettivo. Quando Platini poté finalmente arrivare in Serie A, nel 1982, ad attenderlo c’era la Juventus.
I contatti tra Gerrard, Mourinho e l’Inter
Durante una puntata di The Overlap Daily, Gerrard ha raccontato di aver ricevuto nel corso della carriera manifestazioni d’interesse da parte di Inter, Real Madrid e Bayern Monaco. Non semplici voci apparse sui giornali, almeno stando alle sue parole: in alcuni casi ci furono colloqui con il suo agente.
«L’Inter, il Real Madrid in un paio di occasioni e, nella fase finale della mia carriera, il Bayern», ha ricordato l’ex capitano del Liverpool. Il club tedesco si mosse nel 2015, quando Bastian Schweinsteiger stava per lasciare Monaco e trasferirsi al Manchester United.
Inter e Real Madrid erano invece legate alla figura di José Mourinho, grande estimatore del centrocampista inglese. Il portoghese aveva già cercato Gerrard durante la sua esperienza al Chelsea e tornò a pensare a lui dopo essersi trasferito prima a Milano e poi in Spagna.
Non è difficile capire perché. Nel pieno della carriera Gerrard poteva segnare, recuperare palloni, impostare il gioco e trascinare una squadra da solo, come dimostrato nella finale di Champions League del 2005 contro il Milan (che tanto fece felice i cugini nerazzurri – altro che il 5-0 del PSG). Era un centrocampista top to box, un giocatore totale, uno di quei centrocampisti per i quali l’espressione “completo” non veniva usata a caso.
Perché Gerrard non si vedeva a Milano
Ma perché saltò l’operazione che avrebbe portato Gerrard all’Inter, ai tempi di Mourinho?
Tutta una questione di stile. O almeno questa è la spiegazione – forse leggermente ironica, ma neanche troppo – offerta dallo stesso inglese.
«È incredibile come i giocatori cambino completamente look quando vanno a giocare all’estero. Se vai a Milano, nel giro di quattro settimane ti ritrovi con denti nuovi e una parrucca. Si vestono meglio di tutti, hanno un aspetto migliore e sono i più stilosi. Quindi, se non ti adegui, rimani indietro. È questo che mi avrebbe fatto passare la voglia di andare all’Inter. Io sarei stato lì con la mia tuta da ginnastica e le mie Adidas Superstar. Sono quelle abitudini di casa alle quali non puoi rinunciare».
Altro che problemi tattici, richieste economiche o timore della Serie A: Gerrard non riusciva a immaginarsi nella Milano della moda, circondato da compagni vestiti in maniera impeccabile, mentre lui continuava a presentarsi in tuta e con le immancabili Adidas Superstar ai piedi.
Ribadiamo: è eccessivo pensare che il trasferimento sia saltato per una questione di guardaroba. Dietro i suoi continui rifiuti c’era soprattutto un legame con il Liverpool che Gerrard non è riuscito mai a recidere, nemmeno quando sono arrivate proposte da squadre capaci di offrirgli maggiori possibilità di vincere campionati e altre Champions League (e a quegli anni l’Inter era una seria candidata – come il triplete dimostrerà).
Nel 2005 era stato vicinissimo al Chelsea, salvo cambiare idea e rinnovare con i Reds. Davanti alle possibilità offerte da Inter e Real Madrid, la comfort zone ha avuto la meglio: Anfield, Liverpool e la libertà di continuare a vestirsi come gli pareva.
L’addio al Liverpool infine giunse (con il trasferimento negli Stati Uniti)
Gerrard lasciò l’Inghilterra soltanto nel 2015, quando aveva ormai 35 anni. Non scelse Milano, Madrid o Monaco, ma i Los Angeles Galaxy, con i quali disputò le ultime due stagioni della carriera prima di ritirarsi nel novembre del 2016.
Un trasferimento all’estero, dunque, alla fine ci fu. Ma arrivò quando il periodo migliore della sua carriera era ormai alle spalle e in un campionato molto diverso da quelli europei. Dove avrebbe potuto continuare ad indossare le sue benamate Adidas Superstar.
